Prova a rifletterci per un attimo.
Se ci hai provato ti sarai reso conto che non è facile determinarlo. Perché?
Perché è difficile definirle, sono entità così complesse e sfaccettate da renderne difficile la classificazione.
Il tentativo di contare e identificare le emozioni è stato più volte intrapreso. Non si è giunti ad una classificazione unanimamente accettata. Le differenze sono dovute non solo alla soggettività intrinseca dell’operazione ma anche dall’innumerevole numero di parametri che possono essere presi come base per la loro categorizzazione.
Secondo te, quale potrebbe essere un parametro efficace per l’identificazione e la conta delle emozioni di base?… forse sei arrivato alla stessa conclusione dei molti che hanno affrontato scientificamente questo tema: l’espressione del viso.
In effetti sono patiti da lì Sylvan Tomkins, Paul Ekman, Nico Frijda, Robert Plutchik per ricordarne solo alcuni.
L’espressione del volto non è l’unico elemento che è stato preso in considerazione.
Philip Johnson Laird Keith Oatley, ad esempio, hanno considerato le emozioni rivolgendo l’attenzione alle parole utilizzate per descriverle.
Jaak Panksepp si basò addirittura su esperimenti basati sulla stimolazione elettrica del cervello e in particolare osservò i comportamenti che scaturivano da questa stimolazione.
Ma non c’è dubbio che l’espressione del viso è l’indicatore più evidente delle emozioni provate da un’individuo.
Verso la fine degli anni ’60 Paul Elkman si reco presso una popolazione sperduta della Nuova Guinea, i Fore, raccontò ad alcuni personaggi alcune storie legate a emozioni particolari, mostrò delle foto simili a quelle riprodotte qua sopra di individui americani e chiese ai soggetti di indicare l’immagine che associavano alla storia. Poi tornò in america e fece lo stesso con alcuni soggetti americani cui però mostrò immagini di volti dei Fore. Indovinate cosa successe. Le stesse storie venivano associate a visi che esprimevano la stessa emozione.
Conclusione: le emozioni, quelle fondamentali, sono indipendenti dalla cultura, sono innate o così antiche da discendere dai nostri progenitori comuni.
D’altronde, come è stato osservato, anche i neonati o i bimbi non vedenti dalla nascita, mostrano espressioni tipiche riconducibili a queste emozioni.

Ma torniamo alla domanda di partenza. Quante sono le emozioni?
Robert Plutchik e Nico Frijda, basandosi, oltre alle espressioni del volto, anche su azioni più ampie e segnali del corpo arrivarono a identificare otto emozioni fondamentali:
Queste sono quelle presenti anche agli scalini più piani bassi della scala evolutiva.
La classificazione di Plutchik è quella che ha avuto più successo, anche perchè non si basa solo sull’elenco delle emozioni fondamentali ma su un vero e proprio modello che rappresenta bene le osservazioni della realtà e quindi ha resistito a molte verifiche sul piano empirico.
Il modello diventa molto intuitivo se rappresentato su tre dimensioni in questo modo:
Come vedi le emozioni fondamentali sono poste a metà della figura tridimensionale. Noti qualcosa di particolare nella loro sequenza?
Ti do un indizio. Prendi un’emozione e guarda quella posizionata all’opposto.
La loro sequenza non è casuale ma segue una logica “polare”:
Angoscia -> Estasi
Odio->Adorazione.
Quindi la prima dimensione del modello è la polarità.
Cosa accade se ci si muove sopra o sotto l’emozione fondamentale? Troviamo delle etichette che identificano delle emozioni simili a quella fondamentale di partenza ma caratterizzate da una intensità minore (verso il basso) o maggiore (verso l’alto). Ad esempio togliendo intensità alla tristezza si arriva alla malinconia, mentre aggiungendone quello che si prova è angoscia.
La terza ed ultima dimensione è la somiglianza. Più vicine sono le emozioni più si assomigliano.
Mischiando emozioni diverse se ne producono delle altre. Ad esempio cosa ottieni mischiano gioia e sorpresa? Un’emozione che potremmo definire delizia. E miscelando aspettativa e paura? Come ti definiresti quando provi paura per qualcosa che ti aspetti che accada? Sì, ansioso. Ecco mischiando aspettativa più paura si arriva all’ansia.
Da questo spunto sono partito per realizzare un progetto fotografico che prova a confutare la tesi che l’espressione del viso è l’indicatore più evidente delle emozioni provate da un’individuo: attraverso l'ambientazione, l'inventiva e l'uso della fotografia come mezzo espressivo, ho cercato di trasmettere le otto emozioni fondamentali fotografando un pupazzo senza volto...EMO (ideato da zero e realizzato a mano)
Buon EMO...zioni!!!

Nessun commento:
Posta un commento